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(Andrea.comunicaztion)

domenica 2 marzo 2014

Safilo, solo la metà degli operai è riuscita a ricollocarsi


MARTIGNACCO. Esaurita l’ultima tranche di cassa integrazione straordinaria, per 500 dipendenti Safilo oggi scattano i licenziamenti. Deflagrata da oltre 4 anni e mezzo, la vertenza Safilo si chiude così, con un conto innegabilmente salato.

Nell’arco di questi anni, però, sono stati oltre 400 i lavoratori (quasi tutte donne) che sono riusciti a ricollocarsi. Il sindacato e in particolare Augusto Salvador, segretario di Femca Cisl Fvg, rivendica il risultato: «All’inizio – ricorda – gli esuberi dichiarati dall’azienda erano ben 980, senza contare i contratti a termine e quelli somministrati, poi, grazie a un’estenuante trattativa, passata da scioperi, presidi e cortei, l’abbiamo spuntata almeno in parte, riuscendo a non far chiudere il sito di Martignacco, che oggi occupa circa 260 persone, e a garantire il massimo periodo di ammortizzazione possibile ai lavoratori rimasti».

Settecento e oltre gli impiegati diretti, un tempo occupati tra il sito dell’hinterland udinese e quello di Precenicco, mille se si tiene conto di tutti.

«Circa la metà – continua Salvador – è riuscita a rioccuparsi. Chi ha aperto un’attività in proprio, chi ha trovato lavoro dopo aver frequentato corsi di formazione, chi, ancora, ha approfittato della vicinanza alle località balneari per entrare nel giro delle stagioni e chi, infine, ha invece optato per i lavori socialmente utili nei Comuni».

Il femminile usato da Salvador non è casuale. La maggior parte degli esuberi Safilo era ed è donna. Una condizione, in genere, di svantaggio, «che in questo caso si è rivelata invece un punto di forza perché le lavoratrici, anziché sedersi sull’ammortizzatore sociale, si sono rimboccate le maniche e nella metà dei casi – sottolinea il sindacalista - sono riuscite a trovare autonomamente una nuova occupazione».

Ora il problema si pone per i 500 che restano. Da oggi come detto inizierà il pellegrinaggio verso i centri per l’impiego, quindi verso i patronati, necessario ad espletare le pratiche per l’iscrizione alle liste di mobilità e alla richiesta della relativa indennità. In vista dell’enorme mole di lavoro, i Caaf della Cisl si sono attrezzati.

«Abbiamo potenziato in particolare quelli di Udine e Latisana per cercare di risolvere le singole posizioni nel minor tempo possibile e soprattutto evitare file interminabili – conclude Salvador -. L’obiettivo? Chiudere tutte le pratiche in un tempo massimo di 10/12 giorni».

Entro metà marzo tutti i lavoratori dovrebbero dunque essere regolarmente iscritti alla mobilità. Ma poi? Chiuse le formalità, si aprirà la partita più importante. Quella per cercare di ricollocare, attraverso nuovi percorsi di formazione o altri strumenti, questi 500 lavoratori. Compito non facile di questi tempi.
 
(CA)