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(Andrea.comunicaztion)

giovedì 20 marzo 2014

Meglio la mafia della disoccupazione?

Firenze. Ben 6 disoccupati su 10 accetterebbero di lavorare per una società in cui è stato riciclato denaro sporco, pur di non restare disoccupati. Pur di risparmiare, il 18% accetterebbe di spendere in una pizzeria, in un bar o in un supermercato gestito dalla criminalità organizzata. Il dato emerge dall’indagine condotta da Coldiretti/Ix, presentata in occasione della nascita della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, di cui fa parte anche il procuratore Giancarlo Caselli.
“Mafia, camorra, ‘ndrangheta e company – sostiene Coldiretti – possono contare su un esercito
potenziale: circa 2 milioni di persone spinte nella marginalità economica e sociale, che si dicono disponibili a lavorare per il crimine organizzato; tra queste 230 mila persone non avrebbero problemi a commettere consapevolmente azioni illegali pur di avere una occupazione”. Per questo motivo, l’associazione ha creato un “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”, una fondazione che cerca di diffondere la conoscenza del patrimonio agroalimentare italiano, e allo stesso tempo smascherare i comportamenti mafiosi. Un modo per rispondere all’indignazione del 65% degli italiani che, sempre secondo l’indagine, non tollera che la criminalità organizzata danneggi l’immagine dell’Italia.


La mafia, nel frattempo, è diventata un fattore di marketing molto diffuso. Sugli scaffali di tutto il mondo, infatti, spuntano prodotti come il caffè “Mafiozzo”, i sigari “Al Capone”, la pasta “Mafia”, gli snack “Chilli Mafia”, l’amaro “Il Padrino” , il limoncello “Don Corleone”, il sugo piccante rosso sangue “Wicked Cosa Nostra” e le spezie “Palermo Mafia shooting”. Ci sono anche i ristoranti e le pizzerie con i soliti nomi, del tipo “Cosa Nostra” e “Mafia”.

[ Articolo tratto dal sito: http://www.toscananews24.it/wp/?p=5762 ]
(CA)