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sabato 26 ottobre 2013

Più vendite ma ancora esuberi Il futuro Safilo rimane a rischio

 Dopo gli incontri sindacali di ieri resta forte la preoccupazione per i programmi 2014 dell’azienda Martines (Uiltec): «Ridotte le ore di solidarietà degli operai ma non siamo tornati a orario pieno»

di Marco Ceci
LONGARONE. Preoccupazione. Cambiano i numeri (dell’azienda), ma non la sostanza: sul futuro dello stabilimento Safilo di Longarone, infatti, pesa ancora la percentuale di esuberi nel gruppo, quantificata già lo scorso anno «in quasi il 50% del personale», ha ricordato ieri Rosario Martines (Uiltec), al termine delle assemblee sindacali con i dipendenti.
Una “quota”, a distanza di mesi, rimasta tale, anche se segnali, o meglio, dati confortanti nel frattempo sono arrivati. «L’azienda ha recentemente comunicato che nell’ultimo periodo si è registrata una crescita dei volumi produttivi, per lo stabilimento di Longarone, quantificabile tra il 10 e il 15%», prosegue Martines. «Dato estremamente positivo, è evidente, anche se bisogna ancora capire, nello specifico, quanta parte di questa crescita sia dovuta alla recente acquisizione del marchio Fendi».

Marchio, quello della storica maison italiana, inglobato lo scorso mese di giugno con un accordo di licenza di produzione di 9 anni, fino al 31 dicembre 2022.
Ancora troppo poco, però, per diradare le nubi sul futuro degli oltre mille dipendenti attualmente in organico a Longarone, perché le conseguenze della perdita di un altro marchio del lusso italiano in produzione fino a fine 2012 negli stabilimenti Safilo, ovvero Armani, ha lasciato ancora qualche scoria.
«Azzardare oggi una previsione ha obiettivamente poco senso», prosegue il rappresentante Uiltec, «tutto va necessariamente rimandato a fine anno, quando si potranno conoscere in maniera più precisa non solo i bilanci della produzione annuale, ma anche i programmi dell’azienda per il 2014, comprese eventuali nuove acquisizioni di marchi. Se, poi, dovesse essere confermato questo trend di crescita allora le prospettive, almeno in teoria, dovrebbero essere diverse rispetto ad oggi, con l’azienda che non sa ancora dirci se quella percentuale di esuberi è ancora attendibile o meno».
Difficile, invece, quantificare oggi quanto siano positivi per lo stabilimento bellunese (al pari degli altri due in territorio italiano) i dati provenienti dal mercato generale del gruppo. «Russia e Asia in generale sono i mercati che oggi rispondono meglio nel ramo dell’occhialeria», conferma Martines, «ma è chiaro che per Longarone avrebbe conseguenze più dirette resta quello italiano in particolare ed europeo più in generale».
Un altro dato confortante, ma non “recuperabile” in prospettiva, è quello che riguarda «la media delle ore di solidarietà degli operai, che negli ultimi mesi sono state ridotte. Non siamo, però, ancora all’orario pieno».
25 ottobre 2013
 
SKY