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martedì 10 settembre 2013

Serman, l'azienda che fallisce per troppi crediti: 8 milioni di euro

Centinaia di fatture non pagate dai clienti. Il curatore:
«C'è stato un eccesso di lavoro, poi nessuno saldava»

di Lauredana Marsiglia
PIEVE D'ALPAGO - «Entro la settimana attiveremo la mobilità per i dipendenti. È una priorità assoluta». Lo promette Paolo Aspodello, curatore fallimentare della S.E. (ex Serman) nominato dal tribunale di Belluno nell’ambito della dichiarazione di fallimento, avvenuta con sentenza n. 12 del 27 luglio, della società specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti idroelettrici.
I 35 dipendenti, rimasti a casa dalla mattina alla sera senza alcun ammortizzatore sociale, potranno quindi rimettersi sul mercato del lavoro.


Risolto il problema più urgente delle maestranze ora non resta che mettere mano ai bilanci, calcolando lo stato passivo, ma soprattutto quello attivo, ovvero dei crediti vantati dalla società, crediti che ammonterebbero, secondo una prima stima, a ben 7-8 milioni di euro.

Le commesse non mancavano di certo e proprio per eccesso di lavoro, secondo Aspodello, la ditta è entrata in crisi.

Per far fronte alla notevole mole di commesse, spiega ancora il curatore, l’azienda ha dovuto sostenere molte spese. Nel contempo, alcuni grossi committenti hanno sollevato contestazioni sull’esecuzione dei lavori, provvedendo così a sospendere i pagamenti alla Serman. «Se alcuni possono essere forse in parte condivisibili - prosegue il curatore - altri appaiono pretestuosi».

Si sà che grane chiamano grane e, di questi tempi, alle prive avvisaglie di difficoltà, le banche non solo chiudono i rubinetti del credito, ma procedono anche con la revoca di affidamenti in atto. Così si è aperto il vortice che ha portato al fallimento la società.


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SKY