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domenica 16 settembre 2012

16/09/2012 Serrande giù, chiusi 981 negozi in 6 mesi

Stretta creditizia e contrazione dei consumi mettono in ginocchio le attività commerciali. Nel 2011 ben 1.675 cessazioni  

di Christian Seu
UDINE. Non manca la voglia di impresa. Ma la stretta creditizia, il clima di generale di sfiducia e il poco favorevole regime fiscale gettano ombre scure sul comparto commerciale regionale. Inequivocabili i dati del primo semestre dell'anno: in appena sei mesi, si sono definitivamente abbassate in Friuli Venezia Giulia quasi mille serrande, a fronte delle seicento attività avviate dall'inizio dell'anno.
Un trend che, se confermato nei prossimi mesi, farà del 2012 l'anno più
nero dall'inizio della crisi per il commercio in regione. In sei mesi -981 attività Sono complessivamente 24mila 814 le imprese commerciali registrate in Friuli Venezia Giulia: nel corso dell'anno passato le cessazioni (1.675) hanno superato di gran lunga le nuove iscrizioni, ferme a quota 1.044, con un saldo negativo di 631 unità.
Nei primi sei mesi del 2012 sono stati addirittura 981 gli imprenditori che si sono visti costretti ad alzare bandiera bianca, spinti a chiudere i battenti della propria attività. Contemporaneamente, nonostante la congiuntura economica sfavorevole, le Camere di Commercio regionali hanno registrato negli ultimi sei mesi 600 nuove iscrizioni, con un incremento sensibile rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. Ipermercati in crisi Il semestre nero del commercio regionale non ha risparmiato neppure la grande distribuzione: in dodici mesi hanno abbassato la saracinesca in regione 28 tra supermercati e magazzini, passati da 2.254 a 2.226 unità.
Analizzando i dati elaborati dall'ufficio statistica della Cciaa di Udine sulla base delle tabelle di Infocamere, emerge come la crisi e la conseguente contrazione dei consumi abbia colpito in special modo gli esercizi commerciali che operano nell'ambito delle attività culturali e ricreative: dal giugno del 2011 a oggi sono sparite 70 imprese, con un decremento di oltre quattro punti percentuali.
Nel complesso, le localizzazioni commerciali attive in regione (ovvero le serrande effettivamente aperte, filiali comprese) risultano essere 29.816, in calo dello 0,71 per cento (-212 unità) rispetto al primo semestre dello scorso anno. Dopo un 2011 in ripresa, soffre anche il settore della ristorazione, che in appena un anno ha visto chiudere ben 42 serrande: un anno fa erano 4mila 329 le attività di ristorazione attive, contro le attuali 4mila 287. La stretta della burocrazia «Il quadro che emerge non può far altro che preoccupare – rileva Pio Traini, presidente regionale d Confcommercio –. Servono urgentemente misure di crescita a livello nazionale, che permettano di contrastare l'emorragia dei consumi, letteralmente crollati nell'ultimo biennio: le famiglie fanno fatica ad arrivare alla terza settimana».
La pensa allo stesso modo anche Giovanni Da Pozzo, presidente della Confcommercio di Udine: «Il trend è effettivamente preoccupante, sebbene la nostra realtà soffra meno rispetto alla media nazionale – sottolinea Da Pozzo –. Il calo dei consumi, le difficoltà di accesso al credito e il peso di una burocrazia che affligge in particolare le piccole e medie imprese fanno apparire evidente il coinvolgimento del terziario nel clima di recessione, comportando inevitabilmente un rilevante incremento delle cessazioni. Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia risulta essere troppo ancorata a lacci e lacciuoli burocratici, con controlli eccessivi e obblighi stringenti, che penalizzano soprattutto le microimprese. Eppure – prosegue Da Pozzo – non mancano gli imprenditori disposti a credere nel settore: purtroppo, la mancanza di politiche mirate rende ancor più duro il momento di crisi».
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