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mercoledì 5 settembre 2012

05/09/2012 > È allarme povertà: «Mille borse-spesa distribuite in 12 mesi»

di Chiara Benotti
SACILE. «La povertà non arretra». Allo sportello Caritas in piazza Duomo l’estate ha censito nuovi casi: niente ferie per la povertà. «Ci sono disoccupati aggiunti alla casistica dei nostri amici – dice Graziella Pavan che con il marito Danilo e volontari storici –. È un bilancio provvisorio e in movimento, ma le situazioni irrisolvibili, sono quelle dei cinquantenni senza lavoro. Hanno poche “chance”, con la crisi che prosciuga le offerte sul mercato liventino».
Mille borse-spesa distribuite in 12 mesi nel cantiere della solidarietà urbana e la sfida contro la crisi, continua. «Seguiamo 120 famiglie – spiega Graziella, che ha dedicato le vacanze al volontariato anche con gli anziani –. In tutto, 500 e passa persone in difficoltà. Il fenomeno dei licenziati, ex-cassintegrati aumenta i numeri delle fasce deboli».
Nel mercato del giovedì aumentano i mendicanti, che allungano la mano sul ponte dove affaccia palazzo Ragazzoni. «Il problema è quello del ricambio generazionale tra i volontari: non abbiamo giovani – è il cruccio che alza l’età alla solidarietà Caritas –. A turno, ogni martedì pomeriggio distribuiamo le borse spesa. Il settore per i bambini è una volta al mese, di mercoledì».
Fondi sociali dall’Europa, dalla solidarietà porta a porta e dai sacilesi generosi, riempiono le cambuse dei nuovi e vecchi poveri. «La distribuzione di alimenti freschi a scadenza è cominciata in primavera – Danilo e Graziella con il pool di volontari non mollano la lotta contro “sorella povertà” –. Offerti dai supermarket liventini, nel piano del Banco alimentare, oltre che dai nostri sostenitori che non fanno mancare i contributi spontanei. Sono una grande risorsa».
Una media di 30 amici in difficoltà, ogni martedì e poi ci sono gli extra: per le emergenze. «Circa 100 famiglie al mese che chiedono varie forme di aiuto – l’sos è variabile –. La richiesta principale è il lavoro. La seconda richiesta è quella per mangiare».
L’identikit delle famiglie che bussano al centro: 20% sono italiane e il resto, straniere. «Una quarantina sono marocchine, 27 da altri Paesi del sud del mondo, 20 albanesi, poi di origine asiatica: per chi ha perso lavoro nel 2011 – è l’affondo di Pavan – abbiamo presentato 15 domande al Fondo straordinario di solidarietà 2011. Poi, il fondo è stato chiuso. Abbiamo erogato 14.500 euro che sono serviti per pagare bollette della luce, del gas, spese condominiali, affitti e analisi mediche dei senza reddito».
Il nuovo fondo “Cinque pani e due pesci” prevede un credito da pagare con un servizio corrispondente di forza-lavoro. «Tanti capofamiglia sono disoccupati – il centro di ascolto sotto il campanile rendiconta la crisi –. Ci sono famiglie che hanno difficoltà a comprare il corredo scolastico dei figli. Diamo una mano e distribuiamo quello che la generosità dei sacilesi ci consegna».
Graditi anche quaderni, zainetti e dote per la scuola. È oltre il 3 per cento della gente di Sacile, quella che non ce la fa a riempire il carrello. Il “turn over” della povertà ha cifre alte. «I poveri aumentano a cicli – confermano –. Alcuni africani hanno mandato nel loro Paese figli e mogli, ma i numeri allo sportello non sono calati. Il grosso problema si lega all’età del disoccupato e non abbiamo soluzioni».
Il racket dell’elemosina nelle grandi metropoli è diventato una fonte di occupazione, per i disperati. «Ci sono stati immigrati a Sacile che, sull’orlo della disperazione, hanno mandato i figli a Milano per chiedere la carità – lo sportello Caritas raccoglie il dolore delle scelte estreme –. Perso il lavoro e finita la mobilità, c’è il vuoto».
http://messaggeroveneto.

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